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Gli anni ’60: tra boom economico ed eccessi stilistici

Gli anni ’60: tra boom economico ed eccessi stilistici

Il nostro viaggio nel passato continua con i magnifici anni ’60: controversi, figli del boom economico, fonte di grandi ideali e momento di massima espressione dell’anticonformismo.
Gli anni ’60 sono caratterizzati da creatività, innovazioni, ma anche da grandi voci che hanno fatto la storia nelle lotte alla disuguaglianza, conseguenza delle frustrazioni nei confronti di governi distanti e poco sensibili alle problematiche sociali. I giovani degli anni ‘60 sono parte fondamentale dei movimenti di ribellione, avanzando richieste politiche e protestando per far valere i propri diritti. Un decennio pieno di contraddizioni, in cui coesistono rivolte e lotte sociali con crescite economiche, scoperte tecniche e scientifiche molto importanti a cui seguì una rivoluzione culturale che vide mutamenti nei comportamenti, nelle mode, nella musica da parte dei giovani.

Questi anni rappresentano il punto più alto dell’eccesso stilistico: con lo sviluppo del design industriale nato nel decennio precedente, le case diventano più confortevoli ma anche più colorate e belle da guardare, fatto precedentemente sconosciuto nelle case comuni. In questo periodo gli interni delle case sono molto singolari, un equilibrato mix tra minimalismo e forme psichedeliche. nessuno pensava che la propria casa potesse sembrare kitsch, l’importante era essere alla moda osando con un’esplosione di colori, sgargianti e in contrasto, sia sulle pareti che sui mobili. Il brio si rifletteva anche sugli elettrodomestici (come ad esempio i colori particolari del frigorifero Smeg o degli elettrodomestici della linea Kitchen Aid) e ciò che risaltava l’uso dei colori per i complementi d’arredo era la plastica con cui venivano prodotti, materiale che attira particolarmente in quegli anni il designer Verner Panton.

In occasione di un concorso di mobili da parte della società di WK-Möbel, Panton inizia a pensare e sperimentare un’idea innovativa e visionaria, ovvero una sedia basculante fatta totalmente in plastica, con un unico stampo. In poco tempo realizza un modello in scala del suo concetto di sedia, che non era ancora adatto ad una seduta, ma che lo avrebbe aiutato a trovare un produttore, occasione che vide protagonista Vitra. Infatti, dall’unione tra Panton e Vitra nel 1967 entra nel mercato il primo modello di Panton Chair con un successo strepitoso: un design sinuoso, pensato per accogliere e seguire le linee del corpo, versatile e perfetta ovunque, outdoor compreso. La sedia era caratterizzata da tanti colori vivaci, perché come spiegava Panton:

 

“si sta seduti più comodi su un colore che ci piace”.

 

La sedia era perfetta, ma con un doppio limite in quanto produrla era troppo costoso e si deteriorava nel tempo. Per questo verso la fine degli anni 70 Vitra blocca la produzione della Panton.

Ma questa non è la fine del sogno, infatti dieci anni dopo, il nuovo procedimento di stampa con schiuma polieuretanica dona una nuova vita all’iconica sedia che diventa subito una vera icona pop!

La Panton Chair occupa un posto d’onore anche per Ermanno Dammacco Arredamenti.

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